«Mi stava filmando mentre mi drogavo»: è la spiegazione fornita dall’uomo agli investigatori. Il movente resta al vaglio della polizia, che cerca di ricostruire le ultime ore della vittima.

INCONTROLUCE NEWS | 15 ottobre 2026 | Cronaca nera

PRATO – Un ragazzo di 17 anni è stato ucciso con due colpi di pistola all’interno di una mansarda in via Marini, nel quartiere Macrolotto Zero di Prato. Dopo l’omicidio, nell’immobile è stato appiccato un incendio. Un uomo di 53 anni, connazionale della vittima, ha confessato il delitto presentandosi spontaneamente alla polizia.

La vicenda risale al 13 ottobre 2026, ma gli sviluppi dell’inchiesta continuano a sollevare interrogativi, soprattutto sulla spiegazione fornita dall’uomo per giustificare quanto accaduto.

Omicidio a Prato, il 17enne ucciso con due colpi di pistola

Secondo le ricostruzioni emerse, il diciassettenne, di origine cinese, sarebbe stato raggiunto da due proiettili esplosi a distanza ravvicinata: uno alla mandibola e l’altro alla testa.

Il delitto è avvenuto all’interno di un immobile utilizzato come affittacamere abusivo, in via Marini, nella zona del Macrolotto Zero.

Dopo gli spari, qualcuno ha appiccato il fuoco ad alcuni bagagli presenti nella mansarda, provocando un incendio.

L’intervento dei vigili del fuoco ha portato alla scoperta del corpo senza vita del minorenne.

Il 53enne confessa l’omicidio: «Mi stava filmando mentre mi drogavo»

A confessare il delitto è stato un uomo di 53 anni, anche lui di origine cinese, che si è presentato spontaneamente negli uffici della polizia.

Agli investigatori avrebbe raccontato di aver sparato perché il ragazzo lo stava riprendendo con il cellulare mentre assumeva sostanze stupefacenti.

Secondo la versione fornita dall’indagato, il diciassettenne avrebbe continuato a filmare nonostante le richieste di interrompere le riprese.

L’uomo avrebbe quindi estratto una pistola e sparato due volte.

Una confessione che, tuttavia, non chiarisce ancora completamente il movente dell’omicidio.

Incendio nella mansarda dopo l’omicidio: recuperata una pistola calibro 7,65

Dopo aver ucciso il ragazzo, il 53enne avrebbe incendiato alcuni bagagli presenti nell’appartamento.

Le fiamme hanno richiesto l’intervento dei soccorritori, che hanno scoperto il corpo della vittima.

Nel corso delle indagini è stata recuperata anche l’arma che sarebbe stata utilizzata per il delitto: una pistola calibro 7,65.

L’arma è stata ritrovata all’interno di un contenitore per la raccolta del vetro, nel luogo indicato dallo stesso uomo durante la confessione.

Gli accertamenti dovranno chiarire anche la sequenza esatta degli eventi successivi agli spari.

Perché è stato ucciso il ragazzo di 17 anni? I dubbi sul movente

Il punto centrale dell’inchiesta riguarda proprio il motivo dell’omicidio.

La versione raccontata dal 53enne deve essere verificata attraverso gli elementi raccolti dagli investigatori.

La polizia sta cercando di ricostruire il rapporto tra l’uomo e il minorenne, le circostanze della loro presenza nella mansarda e quanto accaduto prima degli spari.

Resta da stabilire se il presunto video realizzato con il cellulare sia stato realmente il motivo scatenante del delitto oppure se possano emergere altre circostanze.

La confessione rappresenta un elemento importante dell’indagine, ma non sostituisce la necessità di accertare tutti i fatti.

Omicidio del 17enne a Prato: le indagini proseguono

La morte dell’adolescente ha aperto un’inchiesta che dovrà chiarire ogni aspetto della vicenda, compreso ciò che è accaduto dopo gli spari e prima dell’intervento dei soccorritori.

Un ragazzo di appena 17 anni ha perso la vita. Un uomo ha ammesso di avergli sparato. Una mansarda è stata incendiata.

Ma una domanda resta ancora aperta: che cosa ha realmente portato all’uccisione del diciassettenne?

Saranno gli ulteriori accertamenti investigativi e giudiziari a stabilirlo.

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Fonte: Today.it, articolo sull’omicidio del diciassettenne a Prato. Aggiornamento del 15 ottobre 2026.

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