Bill Gates con la mano alzata, nella copertina di Incontroluce News sull'intelligenza artificiale e le professioni a rischio.
Bill Gates, intelligenza artificiale e futuro del lavoro: quali professioni sono a rischio e cosa far studiare ai figli?

L’intelligenza artificiale e i robot umanoidi potrebbero rivoluzionare il mercato del lavoro nei prossimi decenni. Non soltanto operai, impiegati e magazzinieri: anche infermieri, educatori e assistenti agli anziani potrebbero essere coinvolti. Ecco quali professioni rischiano maggiormente e quali percorsi di studio scegliere per il futuro.

L’intelligenza artificiale potrebbe cambiare radicalmente il mondo del lavoro. Nei prossimi decenni, centinaia di professioni potrebbero subire trasformazioni profonde, con una parte crescente delle attività affidata a software intelligenti e robot umanoidi.

A lanciare l’allarme è anche Bill Gates, cofondatore di Microsoft, che ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze dell’intelligenza artificiale e dell’automazione per l’occupazione.

Il cambiamento non riguarderà soltanto le professioni manuali o ripetitive. Anche lavori altamente qualificati, attività sanitarie e professioni considerate fino a oggi difficili da sostituire potrebbero essere coinvolti.

La domanda riguarda milioni di famiglie: quali lavori avranno ancora un futuro e cosa conviene far studiare oggi ai propri figli?

Intelligenza artificiale e robot umanoidi: quali lavori rischiano di scomparire?

L’intelligenza artificiale è già in grado di scrivere testi, analizzare documenti, programmare, tradurre, elaborare immagini e gestire numerose attività amministrative.

La robotica umanoide potrebbe estendere progressivamente l’automazione anche ai lavori fisici, grazie a macchine capaci di muoversi, manipolare oggetti e interagire con le persone.

Tra le professioni potenzialmente più esposte troviamo:

Cassieri, magazzinieri, operai, autisti, camionisti, tassisti, corrieri, addetti agricoli, impiegati amministrativi, segretari, contabili, sportellisti bancari, operatori assicurativi, programmatori impegnati in attività ripetitive, grafici, traduttori, operatori telefonici, receptionist, addetti alle prenotazioni, personale della ristorazione, redattori di contenuti standardizzati e assistenti legali.

Non significa che tutte queste professioni scompariranno. In molti casi potrebbe essere automatizzata soltanto una parte delle mansioni, mentre altre attività continueranno a richiedere personale.

Anche infermieri, badanti ed educatori potrebbero essere sostituiti dai robot?

Uno degli aspetti più sorprendenti della rivoluzione tecnologica riguarda il settore dell’assistenza.

In Giappone, il progetto AIREC dell’Università di Waseda sta sviluppando robot umanoidi progettati per supportare attività assistenziali, tra cui la mobilizzazione dei pazienti e alcune operazioni legate alla cura quotidiana.

Anche nell’assistenza agli anziani e nell’educazione infantile vengono sperimentati robot sociali capaci di interagire con le persone, proporre esercizi e svolgere attività di accompagnamento.

In prospettiva, l’automazione potrebbe interessare:

Infermieri, operatori sociosanitari, badanti, assistenti domiciliari, personale delle residenze per anziani, educatori dell’infanzia, assistenti degli asili nido, insegnanti impegnati in attività standardizzate e operatori della riabilitazione.

Queste tecnologie sono ancora lontane dal garantire una sostituzione completa e affidabile dei professionisti, ma dimostrano che anche il lavoro di cura potrebbe cambiare profondamente.

Quali professioni potrebbero resistere all’intelligenza artificiale?

Le professioni con prospettive potenzialmente favorevoli potrebbero essere soprattutto quelle legate allo sviluppo, alla progettazione, alla programmazione, alla manutenzione, alla sicurezza e al controllo dell’intelligenza artificiale, della robotica e delle nuove tecnologie.

In altre parole, una parte importante del lavoro futuro potrebbe riguardare proprio chi progetta, costruisce, programma e gestisce le macchine destinate ad automatizzare le attività umane.

Tra le competenze strategiche figurano robotica, ingegneria informatica, cybersecurity, automazione industriale, meccatronica, analisi dei dati e sicurezza dei sistemi intelligenti.

Tuttavia, nessuna professione può essere considerata completamente al sicuro: anche lo sviluppo di software e sistemi tecnologici è destinato a essere influenzato dall’intelligenza artificiale.

Cosa far studiare ai figli? I percorsi formativi da considerare

La scelta del percorso scolastico e universitario potrebbe diventare sempre più importante.

Un bambino che oggi frequenta la scuola primaria potrebbe entrare nel mercato del lavoro tra il 2035 e il 2045, quando l’intelligenza artificiale e la robotica avranno probabilmente raggiunto livelli di sviluppo superiori a quelli attuali.

Tra gli indirizzi formativi da valutare figurano:

Robotica, ingegneria informatica, intelligenza artificiale, cybersecurity, meccatronica, automazione industriale, elettronica, medicina, biotecnologie, neuroscienze, matematica, fisica, scienze dei materiali ed energie rinnovabili.

Anche la formazione tecnica specializzata potrebbe offrire opportunità importanti, soprattutto nei settori della manutenzione robotica, della gestione dei sistemi automatizzati e della sicurezza tecnologica.

Questo non significa che gli studi umanistici siano destinati a perdere valore. Pensiero critico, comunicazione, creatività, capacità relazionali e competenze interdisciplinari continueranno a essere importanti.

La preparazione più utile potrebbe essere quella che unisce conoscenze specialistiche, competenze tecnologiche e capacità di adattamento.

World Economic Forum: 170 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030

Secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, entro il 2030 le trasformazioni economiche, tecnologiche e demografiche potrebbero contribuire alla creazione di 170 milioni di nuovi posti di lavoro, mentre circa 92 milioni di occupazioni esistenti potrebbero essere eliminate o sostituite.

Il saldo previsto è positivo, pari a circa 78 milioni di posti di lavoro.

Ma questo non significa che tutti coloro che perderanno un impiego potranno automaticamente accedere alle nuove professioni.

Le competenze richieste cambieranno e milioni di lavoratori potrebbero avere bisogno di aggiornamento professionale e riqualificazione.

Il futuro del lavoro tra il 2030 e il 2050

È importante distinguere le previsioni a breve termine dagli scenari di lungo periodo.

Secondo il World Economic Forum, entro il 2030 potrebbero aumentare le opportunità occupazionali in settori come assistenza sanitaria, istruzione e agricoltura.

Tuttavia, guardando ai decenni successivi, l’evoluzione della robotica potrebbe modificare ulteriormente queste prospettive.

Una professione molto richiesta nel 2030 potrebbe essere profondamente trasformata nel 2040 o nel 2050.

Si tratta di scenari possibili, non di previsioni certe: la velocità dell’automazione dipenderà dai progressi tecnologici, dai costi, dalle normative e dalle scelte delle imprese e dei governi.

Bill Gates e il futuro dell’occupazione: chi lavorerà quando lo faranno le macchine?

Il problema non riguarda soltanto la scomparsa di alcuni mestieri.

Se robot e intelligenze artificiali saranno capaci di produrre beni, gestire servizi, assistere persone e svolgere attività complesse, potrebbe cambiare anche il modo in cui la società distribuisce lavoro e ricchezza.

L’automazione potrebbe aumentare la produttività e ridurre i costi, ma potrebbe anche accentuare le disuguaglianze se i benefici economici non saranno distribuiti in modo equilibrato.

Per questo sarà fondamentale investire nella formazione, nella riqualificazione professionale e nella capacità delle nuove generazioni di adattarsi ai cambiamenti.

La domanda non è soltanto quali professioni scompariranno, ma quale futuro lavorativo stiamo preparando ai nostri figli.

In un mondo in cui le macchine potrebbero svolgere una parte crescente del lavoro umano, imparare a comprendere, utilizzare e governare le nuove tecnologie potrebbe diventare una delle competenze più importanti.

Claudia Ottone

Incontroluce News – Tecnologia | AI

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