Dagli esordi accanto a Roberto Rossellini ai film con Stefania Sandrelli, Serena Grandi, Debora Caprioglio e Claudia Koll: la carriera di un regista che ha segnato il cinema italiano.
Roma, 4 novembre 2026 – È morto questa mattina, intorno alle 10:30, il regista Tinto Brass, all’età di 93 anni. A comunicare il decesso all’agenzia ANSA sono stati la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice. Per i funerali è prevista, al momento, una cerimonia strettamente privata.
Con la sua scomparsa il cinema italiano perde uno degli autori più discussi, anticonformisti e riconoscibili del Novecento, capace di trasformare erotismo e provocazione in una cifra cinematografica personale.
Chi era Tinto Brass
Nato a Milano il 26 marzo 1933, Giovanni Brass, conosciuto come Tinto Brass, si laureò in Giurisprudenza prima di trasferirsi a Parigi, dove lavorò alla Cinémathèque française ed entrò in contatto con il movimento cinematografico della Nouvelle Vague.
Collaborò come aiuto regista con Roberto Rossellini, Joris Ivens e Alberto Cavalcanti, prima di esordire dietro la macchina da presa nel 1963 con Chi lavora è perduto.
La sua prima produzione comprendeva opere sperimentali, commedie, western e thriller. Soltanto successivamente il regista avrebbe concentrato la propria attenzione sull’erotismo, diventando uno dei nomi più celebri del genere in Italia.
I film che lo hanno reso famoso
Tra i titoli più conosciuti figurano Salon Kitty (1976), Caligola (1979), La chiave (1983), Miranda (1985), Capriccio (1987), Paprika (1991), Così fan tutte (1992), L’uomo che guarda (1994), Monella (1998) e Senso ’45 (2002).
Particolarmente controverso fu Caligola, una produzione internazionale con Malcolm McDowell, Helen Mirren, Peter O’Toole e John Gielgud, segnata da profondi contrasti tra il regista e i produttori, soprattutto per le modifiche apportate alla versione finale.
Con La chiave, interpretato da Stefania Sandrelli, Brass raggiunse uno dei maggiori successi commerciali della sua carriera, consolidando la propria reputazione di maestro del cinema erotico.
Le collaborazioni con i grandi nomi del cinema
Nel corso della sua lunga carriera, Tinto Brass lavorò con alcuni tra gli attori e le attrici più conosciuti del cinema italiano e internazionale.
Negli anni Sessanta diresse Alberto Sordi e Silvana Mangano ne Il disco volante, mentre per Col cuore in gola collaborò con Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin.
Con Vanessa Redgrave e Franco Nero realizzò Dropout e La vacanza, dimostrando una sensibilità cinematografica ancora distante dalle opere erotiche che lo avrebbero reso celebre.
Successivamente contribuì alla notorietà di diverse interpreti femminili: Serena Grandi con Miranda, Francesca Dellera con Capriccio, Debora Caprioglio con Paprika, Claudia Koll con Così fan tutte e Anna Ammirati con Monella.
Tra le altre collaborazioni figurano Giancarlo Giannini in Snack Bar Budapest e Anna Galiena e Gabriel Garko in Senso ’45.
Il suo lavoro, spesso contestato per la rappresentazione della sessualità e del corpo femminile, ha attraversato decenni di trasformazioni sociali e culturali, alimentando il dibattito sul rapporto tra libertà artistica, censura ed erotismo.
L’ultimo omaggio alla Mostra del Cinema di Venezia
Proprio nel settembre 2026, durante l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, era stata presentata una versione restaurata in 4K del suo film Col cuore in gola, realizzato nel 1967.
Il regista non aveva potuto partecipare personalmente alla proiezione per ragioni di salute. A leggere il suo messaggio era stata la moglie Caterina Varzi.
Nello stesso anno gli era stato assegnato il Premio Pietro Bianchi, un riconoscimento alla sua lunga carriera cinematografica.
L’eredità di un regista anticonformista
Tinto Brass lascia una filmografia che attraversa oltre quarant’anni di cinema, dall’avanguardia alla commedia, dal thriller all’erotismo d’autore.
Un autore che ha conosciuto successi commerciali, polemiche, sequestri e scontri con la censura, senza rinunciare alla propria concezione di cinema.
Con la sua morte si chiude una pagina della storia cinematografica italiana, quella di un regista che ha fatto discutere intere generazioni e il cui nome resterà indissolubilmente legato alla trasgressione sul grande schermo.
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